Ago 23

LEA (Low Energy Availability) UN PROBLEMA SOTTOVALUTATO NEGLI SPORTIVI

L’energy availability (EA) o letteralmente la disponibilità energetica corrisponde all’energia presa dai cibi introdotti con la dieta per sostenere le normali funzioni fisiologiche una volta sottratta l’energia necessaria per l’esercizio fisico negli sportivi.

Nella pratica, se un soggetto introduce con il cibo nella giornata 2300 kcal e ne consuma 800kcal per i suoi allenamenti giornalieri ne consegue che per le normali funzioni fisiologiche (date da BMR, TEF e NEAT –vedi questo articolo per le spiegazioni) ne rimarranno a disposizione 1500. 

Qui nasce il problema. Se il soggetto in questione però ha necessità fisiologiche maggiori di queste 1500kcal rimaste a disposizione e questo comportamento si protrae per lunghi periodi, ecco che l’organismo non riesce ad adattarsi e il soggetto si trova in LEA o low energy availability, vale a dire in scarsa disponibilità energetica.

Badate che non è così infrequente per atleti di sport di endurance o atleti che svolgono molte ore di allenamento settimanali. Dal punto di vista numerico la disponibilità energetica è calcolabile come  il rapporto tra la differenza tra le calorie introdotte con la dieta e le calorie spese per l’attività sportiva diviso la massa magra; si instaura generalmente quando il soggetto rimane al di sotto di 30kcal/kg/massa magra al giorno (dove attorno ai 45kcal si instaura circa un bilancio di parità) 

Che cosa comporta questa situazione?

Il prolungato instaurarsi di una scarsa disponibilità energetica provoca negli atleti varie conseguenze negative sulla salute tra le quali: ridotta densità ossea (con rischio maggiore di fratture, mal funzionamento del sistema riproduttivo de sistema immunitario e ovviamente ridotta performance. Questa situazione va poi a trasformarsi in quella che è definita RED-S o sindrome da ridotta energia nello sport.

Una piccola eccezione. Ritrovarsi in situazione di LEA è sempre un male? No. Dal momento che in brevi periodi di tempo (3-5 giorni) non si riscontrano problemi di salute o performance è utile sfruttare un abbassamento calorico in quegli sport in cui è necessario tagliare il peso e il grasso corporeo come negli sport da combattimento. Con una dieta controllata infatti la performance non peggiora anzi, abbinata ad un adeguato periodo di scarico l’organismo riesce comunque ad avere prestazioni ottimali il giorno della gara. Ma questo è valido solo per pochi giorni e in situazioni controllate.

Viceversa molti atleti che praticano il fai-da-te con l’alimentazione o non sono seguiti da nutrizionisti specializzati in sport si ritrovano in queste situazione. Consumano diete troppo povere dal punto di vista calorico e nutrizionale, si allenano senza integrare adeguatamente e si ritrovano poi ad affrontare difficoltà nel sostenere gli allenamenti, la performance peggiora e a lungo andare anche la salute peggiora, con maggiore rischio di infortunio. 

Lisa Lasagna

L’autore del blog

Sono Lisa, Biologa Nutrizionista, iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi, dopo la laurea specialistica in Biotecnologie per la Salute, ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze della Prevenzione, il massimo grado di formazione universitaria che si possa ottenere.