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Mag 05

5 PASSI PER CONOSCERE GLI INTERFERENTI ENDOCRINI E DIFENDERSI

interferenti endocrini

Nuovo capitolo dedicato alla nutrizione per l’ambiente (e per la salute di conseguenza) In veste di econutrizionista vi spiego cosa sono gli interferenti endocrini e come impattano la nostra salute. Quando scegliamo il cibo con cui nutrirci molti di noi sono attenti alla qualità, cercano di acquistare prodotti tipici, prodotti biologici, magari molti di voi fanno attenzione che non ci siano prodotti di origine animale o cercano di limitarne l’assunzione in generale. Pochissimi o quasi nessuno invece pone attenzione a come il cibo è conservato, come è confezionato o da dove è stato preso. Ci sono sostanze che possono finire dentro al cibo che mangiamo che non dipendono dal cibo stesso e che possno fare anche molto male.

1. Gli interferenti endocrini o sostanze attive a livello endocrino sono sostanze esogene in grado di interagire o interferire o alterare la normale azione ormonale, causando effetti avversi sull’organismo stesso o sulla sua progenie. Giusto per capirci, cosa è il sistema endocrino? E’ un sistema di ghiandole presenti nel nostro corpo che producono e mettono in circolo gli ormoni, che sono importantissime sostanze che regolano le attività di tutte le nostre cellule e organi. Nel nostro corpo gli ormoni sono di tantissimi tipi, ad esempio quelli noti alla maggior parte sono gli ormoni sessuali come il testosterone o gli estrogeni ma le funzioni degli ormoni sono numerose, ad esempio regolano la temperatura corporea, la fame, le funzioni renali, la produzione di tessuto osseo e così via…

Nella fattispecie gli interferenti endocrini sono sostanze di vario genere, che grazie alla loro composizione chimica vanno a mimare la commozione dei nostri ormoni andando a sostituirne l’attività.

2. Di cosa si tratta: queste sostanze possono essere di origine sia naturale (cioè naturalmente presenti in alcuni alimenti per loro stessa natura) sia di origine antropica o di origine ambientale. Ad esempio possono essere ormoni di origine animale o vegetale, metalli pesanti, oppure prodotti di sintesi. Tra questi ad esempio troviamo gli inquinanti organici persistenti che sono quelle sostanze che si depositano nell’ambiente e non ne vengono più eliminate. Un esempio? Il ddt, che è stato vietato appunto perché si accumula nella catena alimentare ma anche per esempio antiparassitari, insetticidi e biocidi. Purtroppo si è visto che molte di queste sostanze possono avere influenza sulla sintesi degli ormoni steroidei, limitano il funzionamento della tiroide, agiscono sulla fertilità favorendo la produzione di estrogeni a discapito degli androgeni. Esistono poi sostanze di origine industriale, come i composti fenolici (il famoso BPA) , gli ftalati (plastificanti, PVC), e i polibromodifenileteri come il PBDE e i plastificanti che mostrano dopo anni di studi le capacità di rallentare anch’essi il funzionamento della tiroide e di portare ad alterazione dell’attività estrogeni. Sempre tra questi interferenti si trovano anche alcune miscele tra cui i parabeni, tipicamente utilizzati nell’industria cosmetica,  i metalli pesanti come cadmio piombo mercurio arsenico che si trovano spesso accumulati nel pesce di grossa taglia,  e i fitoestrogei naturalmente presenti ad esempio nella soia.

Tutte queste sostanze sono in grado di avere effetti negativi sulla salute riproduttiva di uomini e donne, dare pubertà precoce nei bambini, dare alterazioni di sviluppo nel feto, alterare la funzionalità tiroidea, comportamentale, e i processi metabolici fino ad avere anche alcune connessioni con la sindrome metabolica. 

3. Ma da dove derivano? Le fonti di esposizione, vale a dire le occasioni che abbiamo di incontrarli sono numerose, specialmente perché possono agire non solo a livello alimentare ma anche tramite le vie respiratorie  e la pelle che sono altre vie d’accesso degli organismi, sono: l’aria, l’acqua, gli alimenti, i prodotti cosmetici e di consumo in generale con cui non veniamo in contatto, i luoghi di lavoro e il suolo.

4. Soluzioni? Siamo praticamente circondati! Con questo articolo non voglio dire che a questo punto dovremo chiuderci in casa e non mangiare più nulla ma che dobbiamo assolutamente stare attenti a cosa acquistiamo e mangiamo; ma dobbiamo anche fare attenzione a come conserviamo il cibo. Queste sostanze spesso provengono da gli involucri del cibo che acquistiamo, la plastica delle bottglie di acqua per esempio ne è una fonte costante (quanta acqua contenuta nella plastica beviamo?), la plastica che contiene prodotti come affettati e similari rilasci queste sostanze. Le scatole di latta rilasciano sostanze. Anche quando gettate (so che voi non lo fate) a terra un rifiuto che non viene smaltito ma rimane a macerare sulla strada, o finisce in un campo che poi viene arato vengono rilasciate queste sostanze che finiscono poi nelle falde, nell’acqua che beviamo, ne cibo che mangiamo. Acquistiamo quindi meno plastica! 

5. Questo articolo quindi serve per dirvi di fare attenzione: una soluzione potrebbe essere di  conservare gli alimenti in scatole di vetro, bere l’acqua del rubinetto o in bottiglia, non acquistare salumi in vaschetta o altri prodotti in vaschetta, non avvolgere in carta stagnola o in plastica alimenti grassi o acidi che tendono a far rilasciare sostanze interferenti nell’alimento che poi ingeriremo.  Un’altra cosa importante è quella di evitare di scaldare i contenitori di plastica in microonde perché il calore fa rilasciare questi interferenti, ad esempio il PVC della plastica è anche cancerogeno e dovrebbe essere del tutto evitata questa pratica.

Non esistono purtroppo ad oggi test che ci dicano quanto abbiamo accumulato e nemmeno metodi per disintossicarci, ma viste le conoscenze attuali possiamo fare il massimo per limitare nuovi accumuli soprattutto nei bambini.

Lisa Lasagna

L’autore del blog

Sono Lisa, Biologa Nutrizionista, iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi, dopo la laurea specialistica in Biotecnologie per la Salute, ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze della Prevenzione, il massimo grado di formazione universitaria che si possa ottenere.
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